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  • Jesahel

Come le aquile

“L’adolescenza: mi sono illuso che, ripudiandola, l’avrei cancellata. Invece l’ho solo spostata in avanti. Ogni fase della crescita ha una necessità storica di esistere: se non esce prima, riemergerà dopo. Ma ad un’attenta riflessione, non sono completamente pentito. Forse devo alla mia mancata adolescenza la maturazione della mia scrittura. Se scrivo con passione, euforia, fantasia, gaudio, dolcezza e anche con estrema tristezza e profonda sensibilità, questo lo devo all’adolescente che sono diventato da adulto, poiché nell’adolescente si riscontrano queste qualità: si ha così tanta voglia di fare, compresa la voglia di scrivere! ‘Come le aquile’ nasce, potremmo dire, da un errore di valutazione dell’adolescenza. In fondo, devo all’adulto che ero da adolescente e all’adolescente che sono diventato da adulto la sua realizzazione.

Ed è anche scopo di questa mia opera riuscire a far comprendere al lettore le differenze, senza però illudersi di trovare, tra le due fasi, una linea di confine contigua. La mia è solo tratteggiata, si distingue appena: vado planando e ascendo, volteggio, mi diverto su e giù come un’aquila tra i paesaggi della mia adolescenza da adulto e quelli della maturità in cui risorgono i profumi della mancata adolescenza. Storie che accarezzano sottili fili d’erba nei prati del mio cuore, pettinati dolcemente dalla brezza dei sospiri. Erba, poiché nessun fiore è sbocciato mai nella mia terra natia. Ho solo cosparso, come in un camposanto, i miei petali più belli quando ero adolescente, senza mai essere apprezzato fino in fondo. Ma, nella mia innata tenacia, onde evitare che quei petali finissero spazzati da folate d’indifferenza, ho voluto poggiarli delicatamente sulle pagine che il lettore leggerà e che mi aspetto non seppellirà”.



“Come le aquile”, il cui titolo deriva da un verso del libro del profeta Isaia, è diverso dai miei libri precedenti, coi quali però condivide l’idea del viaggio: un viaggio che, se ne “I segreti in fondo al lago” si sviluppava in profondità ovvero nei luoghi dell’anima, e se in “Prati nascosti” segnava un tragitto orizzontale, in Come le aquile il percorso è verso l’alto e perciò è anche il mio libro più spirituale.

È un resoconto di un cammino di pentimento e di perdono, che piove sui paesaggi di una lunga esperienza narrata a partire dall’adolescenza, un libro dove l’aquila rappresenta l’alter ego del confessore – autore che si sdoppia con lo scopo di scoprire l’adolescenza e scoprirsi nell’adolescenza, fase critica della crescita, confusa di emozioni ma che può lievitare solo se affidata in mano a Dio. Così ci si erge in volo, proprio come delle aquile. Quindi, una buona lettura. Anzi … un buon viaggio!

Paolo Trapani


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