IL RITORNO D’ISRAELE





IL RITORNO D’ISRAELE

Libri:

Libro di Aggeo e libro di Zaccaria raccontano il ritorno;

Esdra e Neemia che iniziano dall'esilio e raccontano la ricostruzione a Gerusalemme;

598/7 a.C.

Regno di Ioiachin (regnò 3 mesi). Assedio di Gerusalemme (597 a.C.). Prima deportazione, 16 marzo 597 a.C.

597 a.C.

Sedecia fatto re di Giuda da Nabucodonosor II di Babilonia

594 a.C.

Cospirazione anti-babilonese

588 a.C.

Assedio di Gerusalemme (587 a.C.). Seconda deportazione luglio/agosto 587 a.C.

538 a.C.

I Persiani conquistano Babilonia (ottobre)

538 a.C.

Il "Decreto di Ciro" permette agli ebrei di ritornare a Gerusalemme

520–515 a.C.

Ritorno di molti ebrei sotto Zorobabele (ultimo discendente di Davide che si conosce) e Giosuè il Sommo Sacerdote. Fondazione del Secondo Tempio


La deportazione a Babilonia



La deportazione dell'élite dei Giudei è avvenuta in tre momenti (cfr. Geremia 52,28-30).

La prima si verificò al tempo di Ioiakìm (597 a.C.) a seguito della sconfitta del Regno di Giuda a causa dei Babilonesi; il Tempio di Gerusalemme fu parzialmente distrutto ed alcuni cittadini, scelti tra i più importanti, furono esiliati.

Undici anni più tardi (587 a.C.), dopo una rivolta contro l'impero al tempo del regno di Sedecia, la città di Gerusalemme fu completamente rasa al suolo e vi fu una nuova deportazione. Termina così il Regno di Giuda.

Infine, cinque anni più tardi, sempre secondo Geremia, un terzo esilio completò i precedenti. Va però tenuto presente che a Babilonia fu deportata l'élite religiosa, politica ed economica, e non la popolazione rurale, che rimase, sia al Nord che al Sud. La Bibbia la conosce col nome collettivo di "am ha'aretz" (variamente tradotto come "genti della terra", "popoli del Paese", "genti del Paese"), ma testimonia che, fra i rimasti, un qualche tipo di culto di YHWH (che ovviamente i redattori biblici sacerdotali bollarono come illegittimo) proseguì anche nel periodo di assenza dell'élite. Al punto che è la Bibbia a testimoniare come le "genti del paese" proposero ai "ritornati" di riedificare il Tempio ed officiare assieme, ricevendone in cambio uno sdegnoso e intransigente rifiuto.

Il ritorno

Dopo la presa di Babilonia da parte dei Persiani, Cirodiede ai Giudei il permesso di ritornare nel loro paese di origine (539 a.C.) e di ricostruirvi il Tempio di Gerusalemme (515 a.C.); Ciro riconsegna ai giudei gli oggetti sacri asportati dall'esercito di Nabucodonosor dal tempio. L'imperatore acconsente anche che, tornati in patria, i giudei ricostruiscano il tempio di Gerusalemme. Una prima carovana di esiliati si mette in marcia verso la patria guidata da Sesbassar/Zorobabele. Altri gruppi ritornano a Gerusalemme in ordine sparso. ESDRA- NEHEMIA

si dice che più di quarantamila approfittarono del permesso. Ma i libri biblici testimoniano anche che molti restarono a Babilonia: essi costituiranno il primo nucleo della Diaspora.

PERCHE’ CIRO LI RIMANDA? I Persianiavevano una concezione politica differente rispetto a quella dei Babilonesie degli Assirinell'amministrazione dei territori vinti: essi facevano governare la popolazione locale da persone del luogo.

Israele rimane in esilio a Babilonia dal 587 al 538 avanti Cristo. Durante questi cinquanta anni, mai il popolo eletto dimentica la patria lontana. Il salmo 137, composto da un esiliato in quel periodo, rivela i sentimenti di Israele:

restaurazione del tempio Dopo il ritorno in Palestina, i componenti del piccolo resto di Israele, che hanno preso il nome di giudei appartenendo tutti alla tribù di Giuda, non godono di autonomia politica. Sono sottoposti al controllo dei persiani. Anzi la terra di Giuda è una provincia dell'impero di Ciro e dei suoi successori. I giudei tornati in patria devono affrontare due grossi problemi. Da un lato devono ricostruire il tempio di Gerusalemme e buona parte della città. Dall'altro devono riscoprire le proprie radici, rifarsi una cultura, ritrovare l'identità perduta come popolo di Jahvè. Al primo problema mettono mano due ferventi ebrei: Esdra e Neemia. Nel 515, vent'anni dopo il ritorno in patria, il tempio è ricostruito. Più difficile è invece ritrovare l'identità perduta. A questo compito provvedono i profeti del dopo esilio: Aggeo, Zaccaria, Malachia. Essi cercano di riaccendere nel cuore dei giudei la fede in Jahvè e la speranza nel messia venturo. Nel 331 avanti Cristo, Alessandro Magno, il macedone, conquista la Persia e, di conseguenza, anche la Palestina. Dopo la morte prematura del grande condottiero, l'impero macedone viene smembrato in due. La Palestina prima è contesa dal regno egiziano di Alessandria, poi dai Seleucidi di Siria. Ormai il regno di Giuda non sarà più autonomo. Tutti i tentativi dei giudei contro gli invasori stranieri, come quelli riportati nei due libri dei Maccabei, vengono soffocati nel sangue. Nel 63 avanti Cristo, Pompeo conquista la Palestina e la assoggetta al potere di Roma. Siamo alle soglie del nuovo testamento.

Non tutti gli esuli però tornarono Zorobabele. Nel 468 a.E.V. un altro gruppo accompagnò il sacerdote Esdra, che portava a Gerusalemme doni per il tempio. (Esd 7:1–8:32) Infine, nel 455 a.E.V., Neemia venne da Susa per ricostruire le mura di Gerusalemme

Diversi aspetti della partenza degli israeliti da Babilonia evocano quella dei loro antenati

dall’Egitto: così l’iniziativa di far ricostruire il tempio di Gerusalemme è di Ciro, ma in obbedienza

a un comando esclusivo di Dio (cf. 2Cr 36,23; Esd 1,2); l’ordine di fare donativi ai partenti (cf. Esd

1,4) ricorda le spoglie dell’Egitto

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, secondo un’intenzione dei profeti del tempo, di assimilare la li-

berazione dall’esilio babilonese e il ritorno nella terra d’Israele a un «nuovo esodo»

. Babilonia rimarrà per secoli una stazione centrale del giudaismo della diaspora.

Sotto il regno di Dario I, re di Persia (522-485 a.C.), il principe davidico Zorobabele, figlio di

Sealtiel, figlio del re Ieconia, il prigioniero (1Cr 3,19), che già si trovava in Giudea come governa-

tore, ricevette anche il titolo di «capo degli ebrei in esilio». Egli dovette ritornare in Babilonia per

discutere un accordo e un compromesso con gli Ebrei dell’esilio. La conseguenza di questo accordo

fu una carovana numerosa composta da un forte gruppo di sacerdoti e forse di ebrei laici della dia-

spora che, verso il 520 a.C., arrivò a Gerusalemme.

La ristrutturazione sociale in patria voluta che si cominciò ad attuare comportava diversi proble-

mi, come la restituzione di parte almeno dei beni una volta confiscati dai Babilonesi, e il reinseri-

mento nel tempio del clero esiliato, la cui teologia si era sviluppata in Babilonia indipendentemente

dalla madre patria.

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